Salone del Libro: La distribuzione commerciale della moda come patrimonio culturale e identitario del Paese

In occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino, Federazione Moda Italia-Confcommercio è intervenuta il 14 maggio al convegno “Distribuzione commerciale e imprese della cultura”, promosso Ali – Associazione Librai aderente a Confcommercio.

All’evento, moderato da Giulia Favero,  Coordinatrice nazionale di Impresa Cultura Italia Confcommercio, sono intervenuti

  • Paolo Ambrosini, Presidente di Ali – Associazione Librai aderente a Confcommercio
  • Carlo Fontana, Presidente di Impresa Cultura Italia Confcommercio
  • Renato Russo, Presidente si SNAG – Sindacato Nazionale Autonoma Giornalai aderente a Confcommercio
  • Massimo Torti, Segretario Generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio

Federazione Moda Italia – Confcommercio, ALI – Associazione Librai Italiani e SNAG – Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai con Impresa Cultura Italia Confcommercio hanno dato vita a un confronto concreto e partecipato sulle sfide che attraversano i rispettivi comparti. Al centro del dialogo, le criticità comuni, le profonde analogie tra i settori e la volontà condivisa di costruire nuove sinergie. Dal dibattito è emersa una consapevolezza netta: la desertificazione commerciale non rappresenta soltanto un’emergenza economica, ma una perdita di valore culturale, identitario e sociale per le città e per le comunità.

“La distribuzione commerciale della moda sul territorio rappresenta un patrimonio unico – ha sottolineato il Segretario Generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio Massimo Torti – caratterizzato da un’offerta diversificata e non omologata, profondamente diversa da quella presente in gran parte del contesto internazionale. È il modo in cui il bello arriva alle persone; il luogo in cui il prodotto diventa esperienza, racconto e relazione”.

Il commerciante di moda, infatti, non è soltanto un operatore economico, ma un interprete del gusto, un mediatore di cultura e un ambasciatore del Made in Italy. La moda diventa così comunicazione, status e rappresentazione sociale, mentre le nostre città si confermano autentici centri di propulsione di stile.

Città e commercio – ha evidenziato Tortisono due fili che s’intrecciano a trama e ordito, dando origine a un pregiato e resistente tessuto urbano e commerciale”.

Nel suo intervento è stata anche analizzata la profonda trasformazione del mercato, segnata da globalizzazione, e-commerce, piattaforme internazionali di vendita e intelligenza artificiale, fattori che stanno modificando radicalmente il modo in cui la moda viene prodotta, comunicata e distribuita.

Di fronte a questo scenario, il punto vendita è chiamato a evolversi sempre più in chiave multicanale, diventando luogo di esperienza e consulenza personalizzata, spazio narrativo e di racconto del prodotto, luogo di educazione al bello e vero hub culturale capace di ospitare eventi, iniziative, presentazioni di libri e opere artistiche.

Un ruolo centrale è svolto anche dal legame tra commercio, turismo e cultura. Mostre, eventi culturali e di business, insieme al patrimonio artistico e architettonico delle nostre città e dei nostri borghi, rappresentano infatti motori fondamentali di attrattività, come dimostra la crescita dello shopping tourism.

“I nostri negozi – ha spiegato Torti – offrono prodotti che possono diventare memoria, simbolo e racconto del territorio; un pezzo di lifestyle tipico del nostro Paese che il turista desidera portare con sé”.

Da qui la necessità di “trasformare l’eredità in futuro”, rafforzando sempre più l’interazione tra commercio, turismo e cultura per aumentare l’attrattività dei territori.

“Distribuire moda significa diffondere bellezza. E la bellezza, quando è autentica e originale, genera valore economico, sociale e culturale”.

Nel concludere il suo intervento, Torti ha richiamato un messaggio quanto mai attuale tratto dal romanzo Orlando di Virginia Woolf del 1928: “Per quanto sembrino cose di secondaria importanza, la missione degli abiti non è soltanto quella di tenerci caldo. Essi cambiano l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambiano noi agli occhi del mondo”.

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